Recupero dell’EPS

Il mercato italiano dell’ EPS: dati e fatti

Gli ultimi dati relativi alla raccolta e al riciclo dell’EPS sul mercato italiano (studio Conversio, 2017) confermano che su un totale di 59.000 tonnellate di EPS post consumo raccolto, oltre la metà pari a 32.900 tonnellate è stato recuperato.
Ciò significa che:

in Italia ben il 56% dei rifiuti di EPS post-consumo viene già da tempo recuperato per essere poi efficacemente riciclato e reimpiegato.

Il 30% nella produzione di nuovi articoli in EPS, il 23% utilizzato per il recupero energetico, mentre il 3% trasformato in granulo di polistirene compatto per oggetti in PS.

Inoltre l’82% dei rifiuti di EPS post-consumo riguarda il settore degli imballaggi (circa 48.800 t/anno) mentre il restante 18% il settore edilizia (10.400 t/anno).

Dei rifiuti di EPS post-consumo riguardanti gli imballaggi, il 59% è stato recuperato e/o riciclato, per un totale di 48.800 tonnellate annue e solo il 41% è finito nelle discariche o è stato incenerito senza il recupero di energia.
Mentre dei rifiuti di EPS post-consumo riguardanti l’edilizia, il 39% è stato recuperato e/o riciclato per un totale di 10.400 tonnelate annue ed il restante 61% non è rientrato in un circuito di recupero.

 

Gli imballaggi in EPS

In Italia la gestione della raccolta degli imballaggi è gestita da CONAI da cui dipende tutta la filiera di raccolta e recupero dei rifiuti.
Per gli imballaggi di plastica, l’organo responsabile è COREPLA (il consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio dei rifiuti di imballaggi in plastica)
Delle 48.800 tonnelate dei rifiuti di EPS post-consumo riguardanti gli imballaggi recuperato e/o riciclato, il 50% viene riciclato da un circuito riciclatori indipendenti, mentre COREPLA gestisce circa il 6%.

In generale in Italia, tra il 2016 e il 2018, si registra un incremento delle tonnellate di EPS raccolto e trasformato da PEPS COREPLA (Piattaforme EPS): da 4.427 tonnellate nel 2016 a 6.324 tonnelate nel 2018.

 

Il codice CER per i rifiuti di EPS

Ogni rifiuto viene classificato mediante un codice identificativo, definito codice CER (acronimo di Catalogo Europeo dei Rifiuti) che si compone di sequenze numeriche.
Un codice CER è composto da 6 cifre riunite in coppie volte ad identificare un rifiuto, di norma, in base al processo produttivo da cui è originato. Il primo gruppo identifica il capitolo, mentre il secondo usualmente il processo produttivo.
I codici si applicano a tutti i rifiuti, siano essi destinati allo smaltimento o al recupero e si dividono in non pericolosi e pericolosi, i secondi identificati graficamente con un asterisco *.
I codici sono inseriti all’interno dell‘ “Elenco dei rifiuti” Istituito dall’Unione Europea con la Decisione 2000/532/CE e sono stati recepiti a livello italiano con il D.Lgs. 152/06 “Testo unico in materia ambientale” – Allegato D della parte quarta del Testo Unico.

Per quanto attiene l’EPS, si ritengono pertinenti i seguenti codici:

07 Rifiuti da processi chimici organici

07 02 rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso (PFFU) di plastiche, gomme sintetiche e fibre artificiali
07 02 13 rifiuti plastici

12 Rifiuti di lavorazione e di trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica

12 01 05 limatura e trucioli di materiali plastici

15 Imballaggi, assorbenti; stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti)

15 01 imballaggi (compresi i rifiuti urbani di imballaggio oggetto di raccolta differenziata)
15 01 02 imballaggi in plastica

17 Rifiuti dalle operazioni di costruzione e demolizione

17 02 03 plastica
17 02 04* vetro, plastica e legno contenenti sostanze pericolose o da esse contaminati.
I materiali isolanti inerenti le costruzioni e le demolizioni sono specificatamente trattati nel “capitolo” 17 06 materiali isolanti e materiali da costruzione contenenti amianto:
17 06 04 materiali isolanti diversi da quelli di cui alle voci 17 06 01 e 17 06 03
(il codice CER 17 06 01* è riferito a materiali isolanti contenenti amianto e il codice CER 17 06 03* è riferito ad altri materiali isolanti contenenti o costituiti da sostanze pericolose

19 Rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti

19 12 rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti (ad esempio selezione, triturazione, compattazione, riduzione in pallet) non specificati altrimenti
19 12 04 plastica e gomma

20 Rifiuti urbani (rifiuti domestici e assimilabili prodotti da attività commerciali e industriali nonché dalle istituzioni)

20 01 39 plastica

 

La norma 10667 da rifiuto a MPS

Le norme UNIPLAST della serie 10667 riguardano le materie plastiche di riciclo e definiscono i requisiti affinché una materia plastica possa essere definita “materia prima secondaria” (MPS) e non più rifiuto (uscendo così dal regime dei rifiuti e non dovendo quindi più sottostare alle regolamentazioni specifiche sui rifiuti). In tal caso non vi è più necessità del formulario di identificazione (previsto nel caso di un rifiuto).
La parte 1 della UNI 10667, definita “generale”, classifica le materie plastiche prime-secondarie per la produzione di miscele di materiali e/o di manufatti nelle forme usualmente commercializzate o per altri fini, (escluso l’impiego per il recupero diretto di energia e/o l’utilizzo diretto come combustibile) ottenute dal trattamento di rifiuti di cui sono individuate la tipologia, la provenienza e le caratteristiche.

Per quanto riguarda l’EPS, le norme della serie UNIPLAST di pertinenza sono:

  • UNI 10667-12 Materie plastiche di riciclo – Polistirene espanso, proveniente da residui industriali e/o da post-consumo destinato ad impieghi diversi – Requisiti e metodi di prova.
  • UNI 10667-14 Materie plastiche di riciclo – Miscele di materiali polimerici di riciclo e di altri materiali a base cellulosica di riciclo da utilizzarsi come aggregati nelle malte cementizie – Requisiti e metodi di prova.